Chianale. Il Giudizio finale nella Chiesa di Sant’Antonio

Lunghissima, la Val Varaita. Ma anche piacevole percorrere questa valle fluviale che dalla piana di Saluzzo raggiunge la conca di Sampeyre e da lì risale a Casteldelfino e Pontechianale, fino ai 2748 metri del Colle dell’Agnello, al confine con la Francia e in vista del Monviso. Il nostro obiettivo è Chianale, una frazione collocata alla testata della valle, lungo lo «Chemin Royal», la storica via di Francia. Qui, accanto al ponte sul torrente, sorge la chiesa di Sant’Antonio, col suo caratteristico protiro d’ingresso e un imponente campanile a vela. L’interno custodisce un notevole patrimonio artistico d’epoca medievale. Nel 2003, grattato l’intonaco, è tornato alla luce un ampio affresco raffigurante il Giudizio universale e i regni dell’Aldilà. L’autore è ignoto, ma c’è una data, quella del 1430. La leggibilità dell’insieme è fortemente condizionata dalla perdita di brani d’affresco (tutta la zona dell’inferno), dalle numerose lacune e dalle abrasioni intenzionali che hanno cancellato, con particolare accanimento, scritte e volti. I singoli fotogrammi del giudizio finale risultano affastellati in modo non perfettamente logico e razionale. Ma in compenso la vivacità dei colori esalta la percezione cromatica del tutto.

Il Giudizio finale

Il margine sinistro dell’affresco narra le scene della risurrezione dei morti. Nell’angolo in alto un angelo tubicino suona una lunga tromba, munita del vessillo crociato. Lo squillo della tromba chiama i morti al risveglio e all’adunata del giudizio universale. I morti si sollevano dalle urne di marmo e dalle altre sepolture e trovano ad accoglierli gli angeli. Si noti nell’angolo in basso la silhouette particolarmente glamour della giovane risorgente dai lunghi capelli biondi, presa per mano dall’angelo dalle ali verdi. A questo punto i percorsi dei risorti risultano piuttosto confusi. Un gruppo finisce nella grande e affollata caldaia del Purgatorio. Pur nella scomoda collocazione si noti che gli occhi dei purganti sono rivolti al Cielo: s’intuisce così che queste persone, temporaneamente costrette alle sofferenze della purificazione, sono tuttavia animate dalla speranza di una futura liberazione. L’uomo che scavalca il bordo della caldaia attesta esattamente la fine dell’espiazione e la riacquistata libertà. Segue la scena che vede un risorto salire i gradini di una Scala santa che conduce alla porta del Paradiso, dove trova ad accoglierlo l’apostolo Pietro. Il simbolismo dell’ascesa per tappe successive è piuttosto evidente ed è rafforzato dalle probabili iscrizioni (abrase) dei dieci Comandamenti sui gradini della scala dell’ascesi. La scena successiva vede un angelo che accompagna un gruppo di risorti e li presenta al giudizio divino: i risorti sono in ginocchio, a mani giunte, nel gesto della preghiera e con gli occhi rivolti al Giudice.

La pesatura delle anime

Sotto le mura della città celeste si effettua lo scrutinio individuale mediante la pesatura delle anime sulla bilancia a doppio piatto. A gestire la psicostasia è l’arcangelo Michele, protetto dall’armatura di generale delle milizie celesti e armato di una lunga lancia con la quale tiene a bada un diavolo intraprendente. Sui piatti della stadera un’animula esprime la sua gioia con la preghiera di ringraziamento, mentre l’altra animula, precipitata in basso sotto il peso dei suoi peccati, manifesta la sua disperazione. Ai lati dell’arcangelo vediamo due figure diverse e contrapposte: un angelo premuroso accoglie tra le sua braccia le anime dei salvati; di fronte è invece il drago apocalittico che insidia le creature ed esibisce tra le sue spire dei libri (forse i libri del bene e del male dove sono elencate le opere buone e cattive di ciascuno o testi ereticali, forse dei valdesi). La parte centrale dell’affresco contiene la visione del Paradiso, modellato sulla Gerusalemme celeste dell’Apocalisse e dotato di mura merlate e di torri alte e sottili. Con modalità geograficamente del tutto improprie, ma simbolicamente compatibili, nello spazio urbano è raffigurato l’evento che in realtà dovrebbe manifestarsi in cielo: Gesù appare nella mandorla, il varco aperto tra gli astri del cielo, e siede sull’arcobaleno simbolo della riconciliazione e della nuova alleanza tra Dio e gli uomini. A mani levate e petto nudo esibisce i fori dei chiodi e la ferita del costato, per ricordare ai risorti che la loro salvezza è frutto del suo sacrificio. Ai lati di Gesù si collocano gli intercessori, nelle figure della madre Maria e di Giovanni il Battista. Ai piedi di Gesù si riconoscono i profeti che col dito indicano ai risorti Colui che loro hanno profetizzato che sarebbe venuto. Alle spalle di Gesù si svolge un paradisiaco concentus angelorum: il suono degli strumenti musicali medievali accompagna il coro canoro degli angeli. È la metafora della beatitudine.


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